Seduti davanti al PC, a un tavolo da riunione o in macchina per raggiungere l’ufficio. L’Italia è il Paese con il più alto tasso di sedentarietà, ma siamo davvero consapevoli dei rischi?

Milano, 7 aprile 2017 – L’attività fisica, oltre a creare un comprovato benessere psico-fisico, allunga la vita. A confermarlo, in occasione della Giornata Mondiale della Salute, è Gympass (www.gympass.com/it), il leader mondiale nel settore dei benefit aziendali a favore della salute e della qualità della vita.

Da un recente rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) emerge che gli italiani risultano essere tra i più sedentari di Europa, con il 60% che dichiara di non fare mai sport o attività fisica, contro una media europea del 42%. La sedentarietà è oggi considerata la malattia del nostro secolo. Ogni anno, infatti, in tutta Europa si verificano 1 milione di decessi (il 10% circa del totale) causati proprio dalla mancanza di attività fisica, i cui effetti negativi sono ulteriormente amplificati da fattori come per esempio l’obesità e il fumo. Anche da un punto di vista economico, i costi dell’inattività fisica hanno un impatto importante sulla sanità mondiale: nel 2013 la sedentarietà ha inciso per un valore di 67,5 miliardi di Dollari1.

Ecco allora perché è importante sensibilizzare la cultura del movimento partendo proprio dal luogo dove trascorriamo il maggior tempo della nostra giornata: il posto di lavoro. Incentivare i propri dipendenti a svolgere attività fisica significa non solo avere a cuore la loro salute e il loro benessere psico-fisico, ma anche ridurre l’assenteismo e i costi legati alla salute, stimolare un rendimento maggiore in termini di performance e di produttività, migliorare la creatività e l’umore, oltre che migliorare l’immagine aziendale.

Gympass si impegna a promuovere uno stile di vita più salutare e un corretto equilibrio tra vita personale e professionale, spiegando l’importanza dell’attività fisica e delle sue dirette conseguenze sulla salute.

1 Studio di ricercatori dell’Università di Sydney pubblicato su The Lancet