Giro di vite sugli stage nelle aziende da parte dell’Ispettorato nazionale del lavoro. Conflavoro Pmi, associazione di categoria che rappresenta le piccole e medie imprese, ricorda che con il mese di maggio saranno attivati, secondo una circolare specifica, controlli sull’utilizzo dei tirocinanti nelle aziende e mette in guardia su possibili avvertimenti e sanzioni.

A parlare è il presidente di Conflavoro Pmi, Roberto Capobianco: “E’ giusto – dice – che i tirocini formativi non vengano utilizzati come alternativa ai contratti di lavoro subordinato ma va anche ricordato come le aziende siano attualmente già vessate da controlli di ogni tipo. È poi forse arrivato anche il momento di interrogarsi sull’efficacia dei contratti collettivi proprio nella parte che definisce il rapporto fra dipendenti a tempo indeterminato e a tempo determinato. Una diversa regolamentazione forse eviterebbe fenomeni quali quelli segnalati e messi sotto la lente dall’ispettorato del lavoro”.

Un tema, questo, che si ricollega in generale alla questione dei contratti collettivi, alla rappresentatività di chi li firma e alla loro rispondenza alle esigenze soprattutto della piccola e media impresa. Insieme al tema dei tirocini formativi Capobianco inserisce anche quello dell’alternanza scuola-lavoro: “Riteniamo molto importante la previsione per cui i ragazzi delle scuole possano fare un periodo di formazione e conoscenza del mondo del lavoro come attività curricolare. Anche in questo caso è una previsione che va salvaguardata e non sottoposta a lacci e lacciuoli che limitino il rapporto fra istruzione e creazione di professionalità e competenze”.

Entrando nello specifico Conflavoro Pmi ricorda su quali aspetti verteranno i controlli nelle aziende sui tirocini, così come da circolare dell’ispettorato del lavoro. Gli ispettori dovranno valutare se l’attività del tirocinante è funzionale all’apprendimento e non semplice esercizio di attività lavorativa. Non sarebbe, in sostanza, possibile, prevedere un tirocinio per attività elementari e ripetitive per cui non è necessario un periodo di formazione. Il tirocinio non può essere attivato per sopperire ad esigenze di organico del soggetto che lo ospita: sarebbe quindi da evitare la presenza di uno stagista in assenza di tutor.

Gli ispettori, poi, sono chiamati a controllare la presenza in azienda del progetto formativo individuale e la sua corrispondenza alle effettive mansioni svolte dal tirocinante. Sotto la lente anche l’organizzazione di presenze e orario e la misurazione delle performance dei tirocinanti, che non dovrebbe essere prevista .

Chi contravviene alle normative rischia la trasformazione dello stage in assunzione subordinata ma solo come sanzione estrema. Come prima ipotesi c’è l’intimazione a cessare il tirocinio e il divieto di attivarne altri nei successivi 12 o 18 mesi. In casi di minore gravità è previsto un invito alla regolarizzazione o una multa il cui importo, nel caso di mancata corresponsione dell’indennità prevista dal tirocinio, varia fra mille e 6mila euro.