Milano, 8 gennaio 2018 – Col numero di gennaio -disponibile nei punti vendita, on line e in distribuzione agli abbonati- la rivista Altreconomia taglia lo storico traguardo dei 200 numeri, pubblicati senza interruzioni dal novembre 199 a oggi.

Un ragazzo guarda attraverso il muro di recinzione del campo di gioco nell’ex campo proufghi di Buduburam. Il campo di Buduburam è stato aperto nel 1990 dall’UNHCR e ha dato rifugio a più di 12000 liberiani nel periodo delle due guerre civilli. Anche se nel 2010 è ufficilamente cessato lo stauts di rifugiato per i liberiani, migliaia di persone vivino ancora nell’insediamento.A boy looking through a wall in the Buduburam Camp. Even though this is not considered a real refugee camp nowadays, Buduburam was opened in 1990 by UNCHR and has housed more than 12000 refugees from Liberia who fled from their country during the first and the second liberian civil wars. June 2010 was the official cessation of refugee status for the refugees in the settlement and many controversies are now opened about the destiny of the people still living there and about the legal property of the area.

Altreconomia si conferma così uno dei più longevi esempi di informazione economica indipendente italiana. Infatti non riceve finanziamenti pubblici, limita la pubblicità (selezionata con criteri etici) al 10% della foliazione, è di proprietà di una cooperativa aperta composta innanzitutto da lettori, e poi dai lavoratori e da una quarantina di realtà del terzo settore e dell’economia solidale italiana.

La redazione festeggerà il numero 200 mercoledì 24 gennaio 2018, a partire dalle 18.30, presso La Buona Bottega di p.le Baracca 6, a Milano (maggiori info su https://altreconomia.it/eventi/200-di-questi-numeri/)

Il pezzo di copertina è una lunga inchiesta su come è cambiato il mondo dal numero 1 del novembre 1999: dal riscaldamento globale alle disuguaglianze, dall’energia ai diritti, abbiamo elencato tutti gli indicatori della profonda trasformazione cui abbiamo assistito.
Ma nel numero trovano il consueto spazio inchieste, reportage, approfondimenti e interviste: dalle Isole Cayman, allo stato di salute dell’ambientalismo italiano, dalle trivelle tra gli agrumeti della Valle del Simeto agli orfani Rohingya in fuga dal Myanmar, dalla nuova vita dei tessuti all’origine del grano in etichetta.

Dietro a quel “200” ci sono altri numeri -scrive nell’editoriale il direttore, Pietro Raitano-: centinaia di riunioni di redazione, migliaia di ore al telefono e al computer, decine di giornalisti ed editorialisti, migliaia di lettori, centinaia di soci, centinaia di storie da raccontare, di luoghi da descrivere, di persone cui dare parola e ascoltare, qualche porta in faccia e tanti riconoscimenti, una mezza dozzina di tipografie cui consegnare in tempo i file per la stampa.

Il percorso che ci ha portati fino a qui, mese dopo mese, è un percorso comune con chi ci legge: abbiamo osservato il mondo con occhi curiosi, a volte preoccupati, a volte ammirati. Molto spesso stupiti. Da una prospettiva inusuale, certamente limitata. Ma nitida, responsabile. Una prospettiva di cui abbiamo rivendicato mese dopo mese l’indipendenza. Senza paura.

Lo racconta anche la fotografia che tutti i nostri lettori, abbonati e non, hanno ricevuto in regalo con questa copia. Uno sguardo attraverso i muri delle nostre certezze e dei nostri pregiudizi. Uno sguardo giovane. Uno sguardo da Sud.
E l’inizio della nostra collaborazione con Witness Journal.